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Un punto di vista sulle future normative EASA del 2020 e le discussioni in corso

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Con l’avvicinarsi dell’entrata in vigore delle nuove normative dell’EASA (European Autority Aviation Safety), prevista per il 2020, si riscaldano gli animi delle associazioni, dei professionisti (operatori settore commerciale) e degli appassionati sportivi.
Molti gli articoli apparsi sui diversi social networks tra preoccupazioni e chiarimenti richiesti. In merito si è tenuta a Bologna, la scorsa settimana, una riunione tra alcune associazioni di categoria (Assorpas, Fiapr e Uasit) e molti centri di addestramento per fare il punto e una volontà di creare una unica confederazione di utenti.

Ritengo che l’impostazione dell’EASA per l’utilizzo amatoriale, come nell’articolo “La terza anima dei dronisti” di Barlocchetti sia più che corretta, purché correttamente interpretata (test on-line ma non su D-Flight, rispetto regole, zone interdette ATZ, no sorvolo persone, ecc.), prevedendo finalmente serie sanzioni per chi non rispetta le regole, come “succede a chi passa con il rosso”.
Barlocchetti, sempre correttamente, punta il dito verso le solite italianità, “perché solo gli italiani dovrebbero andare a scuola e negli altri paesi no” “visto che poi ogni cittadino UE potrà volare e lavorare anche in Italia”, la domanda è corretta il vero problema sarebbe dare una risposta sugli interessi in merito.

Bisogna comunque fare sempre un distinguo, se parliamo di amatoriale sono d’accordo ma se parliamo di volare con un drone, magari di 2 kg, per attività commerciale no, tutti dovrebbero, in Europa, avere una preparazione “uguale e valida”, tale da garantire il rispetto delle regole e la sicurezza.

Per la questione delle associazioni di categoria avrei molto da dire e l’impressione generale, non in tutti i casi, è che la convivenza con operatori o scuole di addestramento non sia proprio il massimo e andrebbe rivista. Una associazione dovrebbe essere per definizione dedicata solamente a promuovere attività per i propri soci che sono già piloti di APR e nulla di più. Per fare un paragone è come se Unindustria suggerisca e pubblicizzi ai propri iscritti e soci uno studio legale da utilizzare per le proprie cause.

Per chi ha un’attività lavorativa con APR, o che vorrebbe svolgerla, in Italia la situazione sta diventando sempre più complessa tra un ente come Enac, che dovrebbe semplicemente occuparsi di regolamentazione, sicurezza e gestione delle rotte per i SAPR. Ma che in passato ha affidato a strutture esterne, una non meglio identificata, gestione degli operatori e dei mezzi, che vorrebbe affidare ad una controllata, molto lacunosa, la gestione di tutto il comparto. Un semplice esempio che tutti abbiamo ben presente è il primo passaggio su DFlight qualche anno fa e l’attuale obbligo, a parte di pagare una seconda gabella, oltre a quella già data ad ENAC, di registrarsi di nuovo (ora è tutto fermo).
Per non dimenticare la questione dei Centri di Addestramento, ce ne sono molti estremamente qualificati ma anche molti che in questi anni hanno svolto delle politiche non estremamente corrette.

In conclusione, la domanda è se sarà l’Italia pronta a quel futuro che in altri paesi, certo con altre estensioni, è già da tempo iniziata e che potrebbe cambiare radicalmente una serie di settori e impiegare diverse migliaia di persone ?
 
Arnoldo Frigessi
 – DroniWord



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